La macchina digitale più piccola del mondo
Lo sviluppo tecnologico procede in maniera inarrestabile già da molti anni. Tra i tanti aspetti che si possono evidenziare, uno dei più rilevanti è sicuramente legato alla riduzione delle dimensioni di molti oggetti: basta pensare alle prime televisioni, ai primi computer e cellulari paragonandoli a quelli che abbiamo oggi.
Televisore Philips anni ‘80.

Questo processo ha coinvolto anche il mondo della fotografia, in particolare grazie all’introduzione del digitale.
Oggi parleremo di una vera e propria “magia” tecnologica: una casa produttrice di gadjet giapponese, la “Thanko” di Tokyo, ha inventato la fotocamera digitale più piccola del mondo, la Mame-cam.


Come possiamo vedere le dimensioni sono straordinariamente contenute. Le caratteristiche fisiche sono: peso di circa 11 grammi, lunghezza 4,5cm, larghezza 3 cm e spessore 1,5 cm. Supporta schede di memoria sino a 32 Gb e ha una risoluzione di 2 megapixel.
Cosa possiamo commentare a riguardo?
Sicuramente siamo di fronte a uno strumento molto delicato, direi che si può paragonare a un piccolo gioiello. Scattare fotografie da una macchina del genere non deve essere il massimo della comodità ma per appassionati e collezionisti è sicuramente un oggetto da considerare e acquistare. Il prezzo si aggira attorno ai 100/140 €, non è una spesa particolarmente elevata anzi, potrebbe essere un regalo simpatico da fare a qualche amico particolarmente legato al mondo della fotografia.
Tra i tanti aspetti, uno in particolare che ritengo importante sottolineare, è che con uno strumento del genere diventa molto facile scattare fotografie in incognito: chi potrebbe mai immaginare che quello che abbiamo in mano non è niente di meno che una vera e propria macchina digitale?
Sicuramente un professionista non la utilizzerà per scattare un servizio fotografico, ma è uno strumento che tutti noi appassionati possiamo apprezzare e ammirare.
Autore post: Emanuele Grossi
Stampare le proprie fotografie: ecco come fare
Oggi quasi tutti abbiamo in casa una stampante fotografica, eppure continuiamo a rivolgerci ai centri specializzati per stampare le nostre fotografie digitali, perchè spesso i risultati ottenuti in casa non ci piacciono.
Eppure con il procedimento corretto possiamo ottenere risultati equivalenti, se non migliori, e sicuramente risparimiare sul tempo (e forse anche sulla spesa).
Innanzitutto, se ancora non abbiamo una stampante ci sono alcune considerazioni da fare prima di procedere con l’acquisto: il costo della stampante è generalmente inversamente proporzionale a quello delle cartucce. Dunque se abbiamo intenzione di stampare una quantità considerevole di fotografie, ci conviene orientarci su un prodotto un po’ più costoso per risparmiare poi sulle tante cartucce che ci toccherà acquistare. Viceversa se ci interessano poche stampe di qualità, possiamo optare per un prodotto economico (sui 50€ per una buona multifunzione).
Le stampanti predilette per la fotografia sono quelle a getto d’inchiostro, poichè ad ora hanno una qualità di stampa nettamente superiore rispetto alle laser.
Se abbiamo intenzione di stampare fotografie in grande formato, potremo valutare la possibilità di acquistare una stampante in grado di gestire i fogli A3, spendendo all’incirca 1000€ per il prodotto.
Un altro costo da tenere a mente quando decidiamo di stampare in casa le nostre fotografie è quello della carta: vi è una scelta quasi infinita di prodotti, in genere per la fotografia artistica si preferiscono le carte in fibra naturale opache, che sono molto più costose delle classiche ‘glossy’ (le quali però permettono di stampare con una maggiore qualità nei dettagli perchè non assorbono l’inchiostro).
Una volta valutato tutto e scelti ed acquistati tutti i materiali necessari, possiamo procedere col lavoro.
La prima cosa da fare sarà calibrare il monitor (ed eventualmente la stampante): infatti le coordinate dei colori di diversi prodotti, i cosiddetti Gamut, non corrispondono quasi mai tra loro. Calibrare il monitor ci permetterà di assegnargli delle coordinate colore che ci permettano di vedere sullo schermo immagini quanto più fedeli alla realtà. Se non abbiamo a disposizione uno spettrofotometro, possiamo rivolgerci a qualche centro specializzato.

Una volta calibrato il monitor ed assegnatogli il nuovo profilo ICC (acronimo di International Color Consortium), apriamo la nostra immagine in un software di post-produzione, ad esempio Adobe Photoshop CS5.
Se i driver della nostra stampante sono correttamente installati, potremo visualizzare sullo schermo un’anteprima di come verrà la nostra stampa: scegliendo tra le differenti opzioni di gestione del colore, nel menù ‘Intento di rendering’, quello che ci pare più appropriato. Bisogna tenere conto che, se la nostra priorità è quella di mantenere le sfumature della foto a discapito della precisione dei colori, ci converrà scegliare l’opzione ‘Colorimetrico relativo’ (che è, in genere, il più usato insieme a quello ‘Percettivo’ per la stampa delle fotografie).
Come ‘Trattamento del colore’ ci conviene in genere tenere quello del software che stiamo utilizzando, per evitare ulteriori conversioni e riconversioni.
E’ meglio attivare sempre l’opzione ‘Compensazione del punto nero’ per mantenere i neri assoluti della fotografia.
Se è disponibile tra le opzioni avanzate, è inoltre molto importante selezionare il tipo di carta che useremo per la nostra stampa (in genere insieme ai driver per la stampante vengono installati anche i diversi tipi di carta, prodotti dalla stessa azienda) poichè come dicevamo prima ogni tipo di carta ha caratteristiche differenti, in particolare puù avere un colore naturalmente tendente al giallo (ed in questo caso le nostre stampe risulteranno giallognole con i settaggi scorretti) oppure una particolare risposta al getto d’inchiostro.
Una volta impostati tutti i parametri di stampa, possiamo procedere stampando la nostra fotografia.

Per concludere, due curiosità:
-Lo standard attualmente più diffuso per misurare le gamme Gamut dei prodotti non è più il sRGB della Microsoft, bensì l’ Adobe RGB (nella prima immagine di questo post si possino confrontare i due gamut, all’interno di quelli che sono i colori percepiti normalmente dall’occhio umano);
-In confronto alla versione per il Mac, la versione Windows di Adobe Photoshop si può considerare migliore: permette infatti di gestire meglio il colore e le opzioni di stampa tra selezioni della carta, profili del colore eccetera.
(Fonti: Gamutvision.com ; Gimp.org ; Grafica Html.it ;)
Nuovi arrivi in casa Canon
Il 2012 si annuncia come un anno molto prolifero per la Canon.
L’azienda giapponese, infatti, ha da poco presentato la sua nuova macchina fotografica professionale full frame, la 5D Mark III, ed ha già in serbo tante altre novità.
A partire da una nuova reflex di fascia consumer, la 650D, la cui principale innovazione consisterebbe nel display touch screen. La 650D, inoltre, presenterà una nuova tecnologia di messa a fuoco, Hybrid AF, che promette di migliorare notevolmente l’autofocus durante la registrazione dei video.

Un’altra nuova arrivata potrebbe presto essere la 70D, prodotto della serie ‘prosumer’ che dovrebbe riprendere alcune caratteristiche particolarmente apprezzate della 7D, fotocamera di fascia professionale, fino ad arrivare a migliorarle (la nuova 70D dovrebbe essere addrittura più velore, nell’autofocus come nella raffica). In effetti il solo motivo per cui questa macchina rientrerà nella serie prosumer sono le sue dimensioni, più contenute di quelle di una reflex professionale, mentre sarà accomunata a quest’ultima dalla sua fascia di prezzo.
Ed a proposito di macchine professionali, girano voci anche su un’imminente nuovo arrivo anche per questa categoria. Si vocifera infatti sulla EOS 3D, che qualitativamente dovrebbe porsi tra l’ammiraglia 1D e la professionale 5D, dotata di tutte le migliori caratteristiche, dal sensore Full Frame da 30Mpixel alla raffica a 6fps, passando per una messa a fuoco da 61 punti.
(Fonti: DPhoto.it ; Tom’s Hardware.it ; )
La fotocamera del momento: lo smartphone
Una decina di anni fa i cellulari erano semplici strumenti, la maggior parte dei quali col display in bianco e nero, la cui unica funzione era quella di effettuare chiamate e inviare sms.
Nel 1999 comparì il primo cellulare con browser WAP che consentiva l’accesso ad internet: il Nokia 7110

L’evoluzione dei cellulari è stata molto rapida e dopo pochi anni sono comparsi i primi telefoni con la fotocamera incorporata. Mi ricordo ancora quando da piccolo osservavo le pubblicità che presentavano queste novità e mi chiedevo a cosa servisse avere una fotocamera nel cellulare.
In un primo momento solo pochi hanno apprezzato questa innovazione, le fotografie avevano una bassa risoluzione e occupavano parecchia memoria.
Tuttavia abbiamo dovuto aspettare poco tempo per essere smentiti dalla tecnologia: al giorno d’oggi esistono smartphone in grado di scattare fotografie ad alta risoluzione, al pari di macchine fotografiche digitali di buona qualità.
Ho letto una ricerca di “Voices from the blogs”, in cui si afferma che la fotocamera dell’anno è proprio lo smartphone.

Proviamo ora a riflettere su questi risultati: qual è il vero motivo per cui preferiamo scattare fotografie dal nostro smartphone piuttosto che da una macchina digitale?
Direi che prima di tutto bisogna evidenziare il fattore “comodità”: dal momento che abbiamo la possibilità di scattare fotografie ad alta risoluzione dal nostro telefono come mai dovremmo portarci dietro anche una macchina fotografica?
Ognuno di noi ha sempre con sè il proprio cellulare: capita a volte di trovarsi in circostanze particolari in cui si sente il bisogno di immortalare immagini e magari di condividerle all’istante su un social network. Questa possibilità ci è garantita dal nostro smartphone.
Personalmente, fino a pochi anni fa scattavo poche fotografie e solo in occasione di feste, viaggi o compleanni portavo con me la macchina digitale. Ora è tutto diverso: grazie a questa possibilità che mi ha offerto la tecnologia scatto foto tutti i giorni e sono riuscito ad appassionarmi.
Autore post: Emanuele Grossi
Girare un film con una macchina fotografica
Due anni fa diventava notizia il fatto che l’ultimo episodio della sesta stagione della serie televisiva Dr. House fosse stato girato interamente con delle fotocamere digitali, in particolare con 3 Canon 5D Mark II.
A due anni da allora, l’ultima nata in casa Canon, la 5D Mark III ha fatto ancora qualche passo avanti migliorando ulteriormente le capacità non solo fotografiche, ma anche di ripresa video della precedente versione.
Nel progettarla, l’azienda ha seguito critiche e suggerimenti dell’utenza, rifinendo sia le caratteristiche hardware che le funzionalità del prodotto.
Il merito principale di questi prodotti è stato rendere disponibile ad una buona fetta di foto e videoamatori una macchina degna delle ben più costose attrezzature usate dai professionisti.
Certo è che la 5D Mark II nasceva come fotocamera e questa rimane la sua destinazione d’uso principale, tant’è che molti dicono che usarla troppo a lungo in modalità video rischi di bruciare il sensore, tuttavia vi sono tanti piccoli trucchi (come l’intercambiabilità degli obiettivi, la gestione dell’apertura del diaframma, le sfocature dei vari piani) che possono rendere un video più professionale e difficilmente si possono ottenere con una videocamera di bassa gamma.
La 5D Mark III permette addirittura di girare filmati nel buio (quasi) totale, alzando gli ISO fino a 104,200 e senza per questo dover risentire eccessivamente del rumore.
Nel complesso, però, le due fotocamere sono rimaste abbastanza equiparabili per quanto riguarda le loro capacità video e, sicuramente, completate da un buon corredo di obiettivi possono rappresentare una valida scelta per chi desideri cimentarsi nell’arte del videomaking.
Infine, ecco un test che compara la funzionalità video dei due prodotti:
(Fonti: Photomag.it ; Recensione su Gizmodo.com ; )
